Avvio e adempimenti di un progetto di coltivazione di canapa industriale con sementi certificate dall’Unione europea: tutto ciò che bisogna sapere.
In breve
È legale coltivare canapa industriale? Sì, con sementi certificate di varietà iscritte nel Catalogo comune dell’UE.
Tenore massimo di THC: dal 2023 la normativa della PAC fissa un massimo dello 0,3 % di THC (rispetto allo 0,2 % precedente).
Usi consentiti: fibra, stelo e seme. L’infiorescenza destinata all’estrazione di cannabinoidi o al consumo è l’aspetto più controverso.
Tutto ciò che bisogna sapere.
Che cos’è la canapa industriale?
Avviare un progetto di coltivazione di canapa industriale a partire da sementi certificate dall’Unione europea è senza dubbio una prospettiva di sviluppo interessante per il mondo rurale di oggi. La canapa industriale è un prodotto estremamente versatile, sempre più apprezzato in settori come l’edilizia o l’alimentazione. La sua coltivazione cresce fortemente ogni anno e sta diventando massiccia in diversi Paesi vicini. Prima di sviluppare un progetto di canapa industriale, una delle questioni essenziali è conoscere in modo chiaro e aggiornato il quadro giuridico di queste coltivazioni e, soprattutto, i limiti da non superare affinché il progetto non si trasformi in un problema per chi lo promuove. Un’adeguata consulenza legale preventiva eviterà molte difficoltà e grattacapi.
Comprendere la legalità della canapa industriale
Per comprendere questi limiti occorre capire il funzionamento del sistema di proibizione della cannabis, o della canapa, poiché si tratta della stessa pianta: la loro principale differenza è che la canapa presenta tenori quasi residuali di THC, il componente psicoattivo della cannabis, inferiori allo 0,3 %, limite applicato dall’Unione europea dal 2023 (in precedenza 0,2 %). Nel 1961 viene adottata la Convenzione unica sugli stupefacenti, con cui la maggior parte dei Paesi del mondo si impegna a vietare le droghe e alcune piante in grado di produrre principi attivi psicoattivi. Nel caso della cannabis, tale convenzione non vieta l’intera pianta, ma alcune sue parti, ossia quelle che concentrano la maggior quantità di cannabinoidi, come le infiorescenze (cime) e le foglie resinose che le circondano; le altre parti della pianta non sono controllate. Per essere applicata in Spagna, questa norma internazionale doveva essere recepita nell’ordinamento giuridico spagnolo, il che è avvenuto con la legge sugli stupefacenti del 1967. Tale legge disciplina le licenze di coltivazione, produzione, trasformazione, estrazione, importazione ed esportazione delle sostanze, piante o parti di piante controllate dalle convenzioni internazionali.
Usi consentiti della canapa industriale
Per la pianta di cannabis o di canapa, questo sistema di licenze, rilasciate dall’Agenzia spagnola dei medicinali e dei dispositivi sanitari (AEMPS), esclude gli usi industriali, che non richiedono licenza. Il motivo è che gli usi industriali della canapa (in senso stretto la produzione di semi per la cosmesi e l’alimentazione e la produzione di fibra) riguardano parti della pianta non controllate dalla Convenzione unica del 1961: gli steli, le radici e i semi. L’autorizzazione delle coltivazioni di canapa a uso industriale non passa quindi dall’AEMPS, ma da una procedura amministrativa presso i servizi regionali dell’agricoltura. Una delle condizioni principali per coltivare canapa industriale è utilizzare sementi certificate dall’Unione europea. Esistono numerose varietà certificate, tutte iscritte in un elenco aggiornato ogni anno. A seconda del prodotto ricercato (fibra o semi), del clima o delle capacità di irrigazione dell’appezzamento, alcune varietà sono più o meno adatte. La caratteristica principale di queste sementi certificate è che il loro tenore di THC è limitato allo 0,3 % (0,2 % fino al 2023). Non vale lo stesso per altri cannabinoidi presenti nella pianta, come il CBD o il CBG, le cui concentrazioni sono di gran lunga superiori a quelle del THC. Infatti, nella selezione di queste varietà si è cercato di eliminare o ridurre al minimo il THC, senza intervenire sugli altri cannabinoidi che, a differenza del THC, non sono specificamente controllati a livello internazionale.

Infiorescenze di canapa industriale, cannabis light o marijuana legale non psicoattiva: la loro commercializzazione è legale?
Le infiorescenze o cime delle piante di canapa industriale costituiscono il punto critico di questi progetti. Le interpretazioni divergono sulla legalità di destinare le coltivazioni di canapa industriale ottenute da sementi certificate dall’UE alla produzione di infiorescenze per il fiorente mercato della cannabis legale non psicoattiva, o cannabis light, nonché all’estrazione dei cannabinoidi non controllati da tali infiorescenze, come il cannabidiolo (CBD) o il cannabigerolo (CBG), ai fini del loro impiego in numerosi prodotti: oli sublinguali, oli cosmetici, integratori alimentari, creme topiche, prodotti di bellezza, vaporizzatori, prodotti alimentari… In Spagna, l’AEMPS ritiene che non sia possibile produrre infiorescenze di canapa industriale destinate al mercato della cannabis light con un’autorizzazione alla coltivazione di canapa industriale, poiché, come indicato sopra, sarebbero consentiti soltanto gli usi industriali. Il suo argomento principale è che le infiorescenze di cannabis o di canapa sono espressamente controllate dalle convenzioni internazionali sugli stupefacenti, indipendentemente dal loro tenore di THC, anche se inferiore allo 0,3 %. Questa interpretazione è tuttavia sempre meno solida, in particolare a causa di una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (causa Kanavape, novembre 2020) relativa alla commercializzazione e alla fabbricazione di prodotti a base di cannabidiolo (CBD). In tale sentenza la CGUE afferma che, contrariamente a quanto ritenuto dall’AEMPS, il CBD non può essere considerato controllato a livello internazionale. L’agenzia sosteneva che, poiché tutti gli estratti della pianta sono controllati dalle convenzioni internazionali, anche il CBD dovesse esserlo in quanto estratto della pianta, ma in realtà non è così. Come sottolinea la Corte, se l’intenzione del legislatore fosse stata quella di controllare o vietare il CBD o gli altri cannabinoidi, li avrebbe espressamente inseriti nelle tabelle di controllo, come ha fatto per il THC. Di conseguenza, se un preparato di CBD è stato prodotto in un Paese dell’UE in cui è consentita l’estrazione da piante di canapa industriale certificate provenienti da coltivazioni autorizzate, la commercializzazione di tali prodotti non può essere limitata in un altro Paese dell’Unione, in virtù del Trattato sul funzionamento dell’UE. Questa sentenza storica ha smontato gli argomenti dell’AEMPS. Per questo motivo numerose imprese e numerosi consulenti ritengono che l’AEMPS sbagli anche su questo punto e che tale giurisprudenza si estenda alle infiorescenze di canapa, e non solo ai preparati di CBD. In realtà, la sentenza non parla espressamente delle infiorescenze di canapa, ma dei prodotti o preparati di CBD estratti da piante di canapa industriale; è tuttavia logico che non menzioni le infiorescenze, dal momento che la controversia riguardava la vendita di sigarette elettroniche e non di infiorescenze. Permane quindi una grande incertezza, anche se appare incomprensibile e illogico che si possano sottoporre le infiorescenze a un processo di estrazione senza poterle commercializzare.
Principali problemi nell’avvio e negli adempimenti di una coltivazione di canapa industriale
Queste coltivazioni sollevano numerose difficoltà, ma se ne possono evidenziare principalmente tre:
I furti
Uno dei principali problemi della coltivazione della canapa industriale è il furto, che si verifica generalmente quando le piante sono già sviluppate, a partire da metà agosto. I ladri sanno che questo prodotto ha un elevato valore aggiunto e che il suo furto è trattato come quello di qualsiasi prodotto agricolo: le pene e le sanzioni previste sono quindi più lievi, il che li rende poco timorosi. Negli ultimi anni, inoltre, si sono registrate numerose aggressioni, e persino alcuni omicidi, legati a tentativi di furto in queste piantagioni e alla loro difesa da parte degli agricoltori. Questo problema è in continua crescita: è quindi essenziale condurre la coltivazione in modo discreto, preferibilmente in serra o in una struttura che impedisca la vista dall’esterno, e disporre di misure di sicurezza attive e passive non appena la pianta è sviluppata. Sempre più spesso, i ladri attendono addirittura che tutto il lavoro sia stato fatto e che il prodotto sia in fase di essiccazione per entrare in azione.
I problemi giuridici
Come abbiamo detto, ottenere infiorescenze di canapa mediante un’autorizzazione alla coltivazione di canapa industriale pone un delicato problema giuridico, poiché l’AEMPS ritiene che tale autorizzazione non lo consenta, indipendentemente dai livelli di cannabinoidi delle infiorescenze. Sulla base di questo criterio, seguito dal SEPRONA della Guardia Civil, si moltiplicano i controlli su queste piantagioni e l’apertura di procedimenti amministrativi e penali nei confronti dei loro promotori. Si raccomanda vivamente di controllare con estremo rigore i livelli di cannabinoidi dei campioni e di farli analizzare da più laboratori diversi, al fine di confrontare i risultati e avere la certezza di lavorare con un prodotto privo di rilevanza penale: in caso di superamento dei livelli di THC, le multe e le pene detentive possono essere pesanti, con un rischio concreto di carcere. L’elemento più importante dell’intero progetto è senza dubbio la scelta di sementi di canapa industriale adeguate, di cui si sa che i livelli di THC non supereranno lo 0,3 %: si limita così al massimo il rischio principale, quello penale.
L’inesperienza
Un altro problema non trascurabile è l’inesperienza nella coltivazione della canapa. Questo tipo di coltivazione richiede una conoscenza della pianta, delle sue cure e del controllo dell’ambiente, sia durante la crescita sia durante la fioritura e l’essiccazione. È vivamente consigliato avvalersi di un agronomo esperto che fornisca le linee guida per avviare il progetto con garanzie: analisi preliminare del terreno, piano di concimazione, monitoraggio della coltivazione, prelievo di campioni per l’analisi e redazione di una relazione sull’evoluzione dei livelli di cannabinoidi in vista di un’eventuale ispezione del SEPRONA o dei tecnici del Ministero dell’Agricoltura.
Requisiti per coltivare canapa industriale in Spagna
- Sementi certificate: di una varietà iscritta nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole dell’UE. Conservate le etichette e le fatture di acquisto.
- Tenore di THC: la varietà deve avere un tenore pari o inferiore allo 0,3 %. Le autorità possono prelevare campioni in campo per verificarlo.
- Dichiarazione all’amministrazione agricola: la coltivazione deve essere dichiarata al servizio dell’agricoltura della vostra comunità autonoma e, se richiedete aiuti, nella domanda unica della PAC.
- Destinazione del raccolto: la fibra, lo stelo e il seme costituiscono valorizzazioni industriali. L’estrazione di cannabinoidi dall’infiorescenza richiede autorizzazioni aggiuntive ed è l’aspetto più rischioso dal punto di vista giuridico.
- Sicurezza e documentazione: è consigliabile disporre di contratti di vendita del raccolto, di un piano di sicurezza contro i furti e di un’assistenza legale fin dall’inizio.
Domande frequenti sulla canapa industriale
Quale tenore di THC può avere la canapa industriale?
Nell’Unione europea, le varietà di canapa autorizzate alla coltivazione devono avere un tenore di THC pari o inferiore allo 0,3 %, limite applicabile dal 2023.
Ho bisogno di una licenza dell’AEMPS per coltivare canapa industriale?
No per gli usi industriali come la fibra o il seme, che sono di competenza dell’amministrazione agricola. Sono invece necessarie autorizzazioni dell’AEMPS per coltivare cannabis a fini medici o scientifici.
Si possono vendere le infiorescenze di canapa industriale?
È l’aspetto più controverso. La vendita di infiorescenze per il consumo umano ha dato luogo a sanzioni e procedimenti penali in Spagna: è quindi consigliabile analizzare ogni progetto prima di commercializzarle.
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