Qual è lo status legale del CBD in Spagna?
Il CBD, o cannabidiolo, è un cannabinoide della cannabis dalle molteplici applicazioni terapeutiche. È diventato famoso perché non ha effetti psicoattivi: non «sballa», e la comunità scientifica gli attribuisce proprietà antinfiammatorie, antidepressive o neuroprotettive, tra le altre. Risultato: il mercato si riempie di nuovi prodotti al CBD come infiorescenze, cosmetici, bevande od oli per uso topico o alimentare. Ma sono tutti legali? Come vengono controllati i prodotti al CBD?
Il CBD non crea dipendenza né è nocivo per la salute
Questo primo punto non rinvia a una legge, ma è essenziale per l’impatto di questo cannabinoide sulla salute pubblica. «Il cannabidiolo non crea dipendenza né è nocivo per la salute.» È quanto ha ritenuto il Comitato di esperti sulla farmacodipendenza dell’ Organizzazione mondiale della sanità nel dicembre 2017. Secondo questo rapporto , che ha segnato una svolta nella storia del CBD, gli esperti hanno formulato diverse conclusioni favorevoli all’uso del cannabidiolo. Da un lato, hanno concluso che il CBD non provoca dipendenza in chi lo consuma. Dall’altro, che anche in caso di abuso di questa sostanza un consumo eccessivo non avrebbe effetti nocivi per l’essere umano. Infine, hanno confermato che il consumo di cannabidiolo non produce effetti psicoattivi (non altera il funzionamento mentale) né effetti cardiovascolari. Con queste conclusioni, il comitato di esperti ha posto le basi per approfondire la ricerca scientifica e medica sulle proprietà che esso stesso attribuiva a questo cannabinoide. Nessun cambiamento giuridico in Spagna riguardo al CBD è derivato da questo rapporto, ma è rimasto il parere favorevole dell’agenzia sanitaria più prestigiosa al mondo sul consumo di cannabidiolo.
Status legale del CBD in Spagna
In Spagna nessuna legge specifica disciplina la produzione o il consumo di CBD. La sostanza è quindi soggetta all’interpretazione delle convenzioni internazionali e della giurisprudenza nazionale e internazionale. La regolamentazione del CBD in Spagna, o la sua assenza, prende come primo riferimento la Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, nella quale il cannabidiolo non è specificamente controllato, a differenza del THC, mentre lo sono gli estratti, le tinture e le resine di cannabis: se ne potrebbe quindi dedurre che il CBD, essendo un estratto della pianta, sarebbe controllato. Ricordiamo che questo elenco delle Nazioni Unite è stato redatto prima ancora che il CBD, sintetizzato per la prima volta dallo scienziato Raphael Mechoulam negli anni Sessanta, fosse scoperto, e che quindi si riferisce alla pianta di Cannabis sativa nel suo insieme, senza distinguerne i cannabinoidi.
Essa stabilisce tuttavia una distinzione tra le parti vietate della pianta e quelle non vietate. Quando la sostanza proviene dai semi o dalle foglie della cannabis, non è vietata. Quando proviene dai fiori, dai frutti o dalle sommità fiorite, lo è.
La Corte di giustizia dell’Unione europea favorevole alla commercializzazione del CBD in Europa
Nel novembre 2020, la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ha emesso una sentenza che ha stabilito una giurisprudenza molto favorevole alla commercializzazione dei prodotti al CBD. Al contrario del parere delle Nazioni Unite secondo cui qualsiasi sostanza proveniente dalla tintura o dalla resina estratta dalle sommità fiorite della cannabis dovrebbe essere controllata, in questa sentenza (causa Kanavape, C-663/18), riguardante una società francese precedentemente condannata da un giudice francese, la CGUE ha stabilito che «uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del cannabidiolo (CBD) legalmente prodotto in un altro Stato membro quando è estratto dalla pianta di Cannabis sativa nella sua interezza e non soltanto dalle fibre e dai semi». La Corte ha sostenuto che, se l’intenzione del legislatore fosse stata quella di controllare o vietare il CBD o gli altri cannabinoidi, li avrebbe espressamente inseriti negli elenchi di controllo, come ha fatto per il THC. Il CBD non può quindi essere considerato uno stupefacente ai sensi delle convenzioni internazionali.
L’Agenzia spagnola del farmaco (AEMPS), contraria alla legalizzazione del CBD
L’Agenzia spagnola dei medicinali e dei prodotti sanitari (AEMPS) non è favorevole a un’interpretazione del CBD come quella della Corte di giustizia dell’UE, sebbene spetterebbe proprio a lei regolamentare il cannabidiolo se la sua produzione avesse finalità terapeutiche e mediche. Quando il nostro studio, Sofer Abogados, ha contattato l’AEMPS in merito alla coltivazione della canapa e alla successiva estrazione di CBD, ha risposto che, essendo tutte le estrazioni della pianta controllate dalle convenzioni internazionali, lo era anche il CBD, escludendo così qualsiasi interpretazione favorevole alla produzione e all’estrazione di questo cannabinoide.
Il CBD non è illegale, ma non può essere venduto per il consumo umano
Il cannabidiolo non può ancora essere commercializzato per il consumo umano in Spagna perché non è autorizzato né dall’Agenzia del farmaco (AEMPS), se se ne considera il consumo a fini esclusivamente medici, né dall’Agenzia per la sicurezza alimentare (AESAN), se ci si limita alla sua ingestione come integratore alimentare. In Spagna, infatti, il CBD non è ancora stato inserito nell’elenco degli integratori alimentari autorizzati dell’AESAN. Servirebbe inoltre un’autorizzazione a livello europeo, con il parere favorevole dell’ EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), e la Commissione europea aveva per un periodo sospeso l’esame delle domande di autorizzazione del CBD come nuovo alimento a fronte della valanga di pratiche ricevute. Oggi tali domande sono di nuovo in fase di esame. Al punto che nel 2018 agenti di diverse comunità autonome spagnole hanno sequestrato oli e altri prodotti alimentari contenenti CBD, poiché la sostanza non era considerata idonea al consumo umano. Questi sequestri erano motivati dal quadro europeo dei nuovi alimenti (regolamento Novel Food), applicato sulla base del parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che imponeva di ritirare gli integratori alimentari contenenti cannabidiolo, in quanto tali alimenti richiedevano un’autorizzazione preventiva. Ricordiamo che a oggi l’unico prodotto al CBD autorizzato per il consumo umano nell’Unione europea e in Spagna è l’ Epidyolex (Epidiolex negli Stati Uniti), un farmaco a base di cannabis indicato per il trattamento di forme rare e gravi di epilessia, sviluppato da GW Pharmaceuticals, commercializzato negli Stati Uniti nel 2018 e autorizzato in Europa nel settembre 2019.
Status legale del CBD in Europa
A livello europeo non esiste una posizione giuridica omogenea sul CBD, sulla sua produzione, sul suo consumo o sulla sua commercializzazione. Indipendentemente dalla sentenza della CGUE citata sopra, ogni Paese applica le proprie leggi in materia. Del resto, come emerge da tale sentenza, la CGUE considera legale la commercializzazione del CBD purché sia stato legalmente prodotto in un altro Stato membro. Nel caso in questione, il CBD era stato prodotto nella Repubblica Ceca, dove la sua produzione è legale. Ma spiegare in quali Paesi europei il CBD è legale, per quali usi e con quali concentrazioni merita un articolo a sé.
Legalità del CBD per uso esterno
Quando si parla di CBD per uso esterno, ci si riferisce alle applicazioni topiche del cannabidiolo: creme, pomate od oli. Questo tipo di prodotti rientra nella categoria dei cosmetici, e l’AEMPS applica qui lo stesso criterio sopra illustrato. Poiché la resina, l’estratto e la tintura di cannabis figurano nella tabella I della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961 e sono soggetti al controllo internazionale, in Spagna possono essere fabbricati legalmente solo i cosmetici ottenuti dalle parti non controllate (semi e foglie). A tal fine occorre presentare una dichiarazione responsabile e registrare il prodotto a livello nazionale ed europeo. Ciò discende dall’articolo 14 del regolamento (CE) n. 1223/2009, secondo cui i prodotti cosmetici non devono contenere le sostanze vietate elencate nell’allegato II, che riprende tutte le sostanze delle tabelle I e II della Convenzione unica del 1961 sugli stupefacenti. L’impresa responsabile di ciascun prodotto cosmetico deve quindi fornire le informazioni necessarie e sufficienti a dimostrare che il cannabidiolo non proviene da parti controllate della pianta, nonché quelle che provano la sicurezza del prodotto, conformemente al regolamento 1223/2009. Naturalmente, in Spagna possono essere commercializzati cosmetici contenenti CBD estratto dalle sommità fiorite della cannabis purché tale CBD provenga da Paesi in cui la sua coltivazione è legale. Ma di questo, e del mondo dei cosmetici al CBD, vi parleremo nel nostro prossimo articolo.
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